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Giornale del 13 Novembre 2003

Un punto sulle low cost

LINEE AEREE

13-11-2003 NUMERO: 191-192

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Nel corso degli incontri promossi a Firenze nell’iniziativa Turismo e Impresa, si è tenuta una sessione su Scenari per il trasporto turistico aereo. L’incontro è stato aperto da Giuseppe Boscoscuro, presidente Astoi, che ha illustrato le ripercussioni che l’arrivo dei vettori low-cost ha avuto sui voli charter, su cui tradizionalmente si basava l’offerta dei tour operator, e con cui sono entrati in diretta competizione. «Oggi - ha detto Boscoscuro - questi nuovi vettori stanno portando un attacco ancora più grave perché in connessione con i voli stanno sempre più commercializzando anche servizi a terra prenotabili attraverso internet. Ciò permette al consumatore di assemblare un pacchetto su misura, che però non è soggetto a tutte le garanzie che invece i tour operator sono obbligati a fornire». Il presidente Astoi riconosce comunque ai nuovi arrivati anche il merito di aver saputo sviluppare in tempi dei mercati interamente nuovi. Intervento successivo quello di Gerard Helmings, Executive Vice President Marketing & Sales di Basiq Air, il vettore del gruppo Transavia Klm, nato come solo charter e che usa per i voli low cost gli stessi aerei e la stessa crew. Parte della strategia si fonda sul pagamento di molti extra rispetto alla tariffa base. Secondo Helmings il mercato è molto sensibile alle tariffe: 75 euro comportano una risposta molto diversa da 80; la destinazione deve essere valorizzata, e rendersi prenotabile; occorre creare eventi per dare una motivazione al volo. Naturalmente è essenziale un buon servizio di trasporto pubblico nel territorio attorno all’aereoporto di destinazione. Altro intervento è stato quello di Joachim Klein, direttore di Germanwings, anche questo un vettore low cost nato dalla costola di una regionale, la tedesca Eurowings. Il mercato italiano, dopo un solo anno di attività, rappresenta il 30% del fatturato, realizzato per il 90% in internet. E proprio attraverso il loro sito è possibile prenotare hotel (con il programma Hrs) e autonoleggio con Sixt. L’esperienza italiana Meno flemmatico dei colleghi Gino Zoccai, presidente di Volare Group: «Già dalla pianificazione iniziale noi avevamo adottato come modello l’ impostazione della Southwest, anche se poi abbiamo progressivamente adottato una strategia diversa perché avevamo fatto un’alleanza con Alitalia. E anche qui vi è un fatto che non so spiegare: al tempo dell’ alleanza noi ricevevamo il 40% delle prenotazioni da Alitalia; quando l’ accordo è finito e non è stato rinnovato noi ci aspettavamo che le prenotazioni Alitalia crollassero, invece sono aumentate. Otto mesi fa prenotavamo 200.000 passeggeri; oggi 900mila». Sulle prenotazioni via internet: «Il picco, l’assalto si verifica il venerdì, dalle 9 alle 24: noi pensiamo che siano gruppi di amici che decidono in quel lasso di tempo dove andare per il week-end». Esorta gli agenti di viaggi: «Comprare un pacchetto di biglietti e poi rivendetelo: un nostro volo costa mediamente 60 euro e sono richieste 24 – 48 ore in anticipo per dare nomi e destinazioni». Aggiunge: «C’è molto ancora da valorizzare. L’esempio Parigi/Bari: una rotta su cui personalmente io non credevo affatto, ma che ora ha 90% di occupazione. Le prossime nuove destinazioni saranno quelle dell’Est Europa. E va ricordato che una compagnia aerea low cost è uno strumento per la valorizzazione del territorio». I problemi degli agenti Quale sia l’impatto sulle adv è stato il tema affrontato da Andrea Giannetti, presidente Assotravel. «Sono contento. – ha esordito Giannetti - di sentire che i vettori low cost non hanno problemi di bilancio. Da consumatore e cittadino non riesco a capire come i grossi vettori nazionali siano riusciti a perdere tanto denaro pubblico. I nostri associati gestiscono viaggi sia leisure sia corporate: noi siamo mandatari e prenotiamo ciò che i nostri clienti ci chiedono. Ora i vettori aerei si lamentano del costo della distribuzione, e accusano gli adv di fare uso troppo ampio dei Gds, ma noi adv usiamo gli strumenti che i vettori aerei ci hanno imposto. I vettori low cost hanno il gran vantaggio di aprire mercati nuovi, più bassi ma potenzialmente non meno remunerativi. Ci dicono che piloti e personale di cabina dei low cost hanno mediamente un salario che è il 50% di quello dei vettori tradizionali, ma che ciononostante alla fine hanno una busta paga più alta di quella delle controparti che lavorano con le majors. Questo perché hanno una cointeressenza in tutti gli extra che vendono. Vi sono comunque cose che non ci piacciono con le low cost e una di queste è la politica di non effettuare rimborsi, e ciò vale non solo per la tariffa aerea non usufruita, ma anche per le tasse che certamente non verranno versate a governi o aereoporto. A dir la verità non sono problemi che riguardano direttamente gli adv, che non ne sono in alcun modo responsabili, ma che gli adv devono in qualche modo spiegare ai loro clienti, con perdita di tempo e costi». — Joe Abbà
Joe Abbà

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