Il visto facile aiuta la Cina, ma il pregiudizio frena

Il visto facile aiuta la Cina, ma il pregiudizio frena
07 febbraio 07:00 2018 Stampa questo articolo

Nel 2018, di preciso il 16 febbraio, la Cina entrerà ufficialmente nell’anno del Cane, simbolo di fedeltà, ma anche di apertura verso gli altri e di tolleranza. Due elementi distintivi che ben si incastrano in quel meccanismo economico e sociale chiamato turismo. Che dire, non c’era quindi momento migliore per siglare a Venezia, nell’ambito dell’inaugurazione dell’Anno del turismo Europa-Cina, il memorandum d’intesa tra la delegazione cinese e quella italiana del Mibact, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione commerciale e turistica tra la Cina e il nostro Paese.

Oggi, secondo i dati della Banca d’Italia, sono stati circa 2 milioni e 497mila i turisti italiani che si sono recati nel continente asiatico, di questi 517mila hanno visitato la Cina. «E questo protocollo promosso in prima persona dal presidente cinese Xi Jinping aprirà ulteriormente il mercato incoming di questo vasto Paese, tecnologico e moderno. Aperto a tutti. Nella mia agenzia la richiesta di visti è già aumentata anche grazie a pratiche più snelle e rapide», ci dice Wang Martin, direttore di Meitu Travel a Milano. «Per chi decide di viaggiare in Cina per la prima volta – aggiunge – l’itinerario classico è il più richiesto: Pechino, Shanghai, Xi’an. Chi, invece, conosce già il Paese opta anche per Guilin, Yun Nan e l’isola di Hainan, con spiagge bianche in stile caraibico». Meitu Travel lavora direttamente con le dmc locali.

In Cina ci si va preparati, magari già con un background di viaggi in Oriente alle spalle, «che possono essere in Thailandia o in Birmania. Si tratta, comunque, di un viaggiatore esperto, tra i 40 e i 60 anni, attratto dalla ricchezza culturale del Paese», sottolinea Manuela Borsotti, titolare di Camuna Viaggi a San Giorgio su Legnano (Milano). Borsotti vende i classici itinerari tra Pechino, Shanghai e Xi’an, il triangolo imperiale di sette notti. Qualcuno sosta un paio di giorni anche a Hong Kong. «Mistral è il nostro operatore di riferimento anche perché sono estremi conoscitori del Paese, ma lavoriamo anche con Viaggidea per un prodotto più di nicchia».

Poi, ci sono le eccezioni e arriva la richiesta di un viaggio di nozze in Cina. È successo a Vigevano (Pavia), nell’agenzia Lupo di Mare di Davide Giudici. «Se si esclude il segmento business travel, che sta sempre più crescendo per via dei rapporti commerciali tra Italia-Cina, le coppie giovani la vedono come meta ideale per la luna di miele. Di solito preferiscono tour accompagnati tra le città principali come Shanghai, Pechino e Xi’an. Qualcuno chiede anche l’estensione mare a Bali». I clienti di Lupo di Mare, che lavora con Viaggidea e Mistral, sono «curiosi di scoprire questo Paese lontano e conoscere il contrasto tra tradizioni millenarie e tecnologia».

Ma quella dicotomia tra tradizione e innovazione la si ritrova anche in Giappone tanto che qualcuno pensa che siano addirittura due Paesi, per così dire “intercambiabili”. «Chi non ha i soldi per potersi permettere un viaggio in Giappone ripiega infatti sulla Cina, pensando di trovare la medesima cultura e dei riferimenti storici affini», ci dice Patrizia Faccioli, agente Last Minute Tour a Vercelli. Per Faccioli le partenze sono aumentate anche grazie alle procedure online più snelle per l’ottenimento del visto. «Lavoro anche con repeater, turisti “etnici” cinesi che vivono in Italia e tornano in Cina. Tra i miei clienti piace l’itinerario classico tra Pechino, Xi’an e Shenzhen». Faccioli lavora con Boscolo tours e Mistral, «che ha tour con partenze tutto l’anno».

PUNTI DI VISTA. «Più formazione agli agenti da parte dell’ente del turismo in modo da poterla spiegare ai clienti, che ancora faticano a capire le potenzialità di questo grande Paese». È l’appello di Isabella Biffi, consulente di Gattinoni Travel Network a Bergamo, che sottolinea come molti turisti siano frenati da pregiudizi: «Talvolta sono influenzati dai servizi tv sulla comunità cinese italiana». Detto ciò, c’è una fetta di clientela – soprattutto tra i viaggiatori individuali – che conosce la meta ed è bene informata.

IL LIMITE DEL SILENZIO E DEI TOUR GUIDATI. «Servono campagne pubblicitarie efficaci, che illustrino le attrazioni cinesi. Il silenzio frena le vendite, senza considerare il limite della lingua, che spesso impone tour guidati, non sempre in linea con le esigenze dei clienti», dice Amanda Barbagallo, titolare di Amamondo Travel ad Albano Laziale. Le mete preferite? «Shanghai, Guilin, Xi’an e Pechino. Qualcuno chiede anche il Tibet, la sola Lhasa o un tour alle pendici dell’Himalaya e Chengdu per vedere i panda giganti. La destinazione è richiesta soprattutto da viaggiatori adulti».

L'Autore

Silvia Pigozzo
Silvia Pigozzo

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