I nodi di Alitalia un anno dopo:
prestito-ponte e cassa integrazione

I nodi di Alitalia un anno dopo: <br>prestito-ponte e cassa integrazione
17 aprile 07:00 2018 Stampa questo articolo

A quasi un anno dal commissariamento di Alitalia è ancora avvolto nell’incertezza il futuro della compagnia aerea con la vendita posticipata a fine 2018 e un governo uscente che stenta a trovare un accordo con i pretendenti, il gigante tedesco Lufthansa e il fondo Usa Cerberus su tutti.

In attesa del decreto ufficiale del Mise che sposterà di altri 5-6 mesi la data dell’eventuale closing, i tre commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, devono affrontare due nodi altrettanto problematici: la proroga della cassa integrazione e l’inchiesta dell’Unione Europea sul prestito-ponte.

ARRIVA LA PROCEDURA D’INFRAZIONE? Sarebbe pronta a Bruxelles, infatti, la lettera indirizzata al governo italiano con la richiesta di spiegazioni tangibili riguardo il prestito-ponte di 900 milioni di euro disposto dall’esecutivo per consentire ai tre commissari di gestire al meglio la fase di vendita della compagnia aerea. Con la missiva, infatti, si prospetta l’avvio di una procedura d’infrazione poiché si prefigura gli estremi di un aiuto di Stato. Come si ricorderà, la compagnia aerea ha beneficiato di un primo prestito di 600 milioni di euro disposto nel maggio 2017 al quale si è aggiunto un ulteriore prestito di 300 milioni di euro con termine di restituzione allungato al 30 settembre 2018.

La lettera, pronta da giorni, sarebbe il risultato di una indagine condotta dall’Antitrust europeo, sollecitata da compagnie aeree concorrenti (Ryanair, easyJet e Lufthansa) e  sfociata in un “formale sospetto” di aiuto di Stato. L’apertura della procedura di infrazione, secondo l’agenzia di stampa Qui Finanza, sarebbe stata di fatto già approvata dagli organismi interni della Commissione e questa settimana sarà presentata per la firma finale ai commissari europei.

I DUBBI DI BRUXELLES. Fonti vicine alla Commissione, infatti, sostengono che il sospetto sia derivato soprattutto dall’entità dei tassi (non corrispondenti a quelli di mercato, ndr), dalla durata del prestito (le regole Ue stabiliscono 6 mesi e ne son passati già undici)  e dalla consistenza molto onerosa. È la terza volta dal 2000 che la Commissione europea muove sospetti di aiuti di Stato per Alitalia.

La prima replica da parte del management di Alitalia è che di questi 900 milioni di euro, in realtà sono stati utilizzati soltanto 100 milioni destinati a Iata come titolo di garanzia: il rimanente prestito-ponte sarebbe, dunque, ancora nelle casse del vettore che viaggia con buone perfomance e certificati segnali di ripresa. Secondo l’iter europeo, il governo italiano ha tre settimane di tempo per formulare una risposta esaustiva ed ovviamente non vincolante.

DIALOGO SULLA CIGS CON I SINDACATI. Intanto, il 16 aprile l’azienda e i sindacati si sono incontrati al ministero del Lavoro, aprendo il confronto sull’estensione di ulteriori sei mesi, dal primo maggio al 31 ottobre 2018, della cassa integrazione straordinaria, in scadenza il 30 aprile prossimo. La compagnia, secondo Adnkronos, avrebbe confermato la richiesta di cigs per un numero complessivo di 1.680 dipendenti Alitalia, di cui 1.230 addetti di terra, 360 assistenti di volo e 90 comandanti.
Il prossimo appuntamento è previsto per il 19 aprile con l’avvio di due tavoli di lavoro, uno per il personale navigante e l’altro per quello di terra. Al ministero del Lavoro, si tornerà probabilmente il 23 aprile prossimo.

Nell’incontro, hanno riferito i sindacati, l’azienda ha riconfermato le ragioni alla base della richiesta di nuova cigs senza però entrare nel dettaglio dei numeri. Adnkronos ribadisce che “una della maggiori preoccupazioni nutrite dai sindacati è quella del ricorso alla cassa integrazione a zero ore, che viene prospettata insieme alla cassa integrazione a rotazione e che potrebbe interessare soprattutto il personale di terra”.

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  • kikko19

    chiudetela una volta per tutte!! e mandate a casa quei nullafacenti dei manager che stanno solo ad intascare soldi.