Ferry, con la svolta green tariffe più alte

Ferry, con la svolta green tariffe più alte
13 giugno 07:00 2018 Stampa questo articolo

In inglese si chiama 2020 Sulphur Cap ed è stato al centro del dibattito del Ferry Shipping Summit, che si è tenuto ad Amsterdam a marzo. Secondo quanto stabilito a Londra lo scorso ottobre, la Commissione protezione dell’ambiente marino (Mepc) e l’International Maritime Organization (Imo), dal 1° gennaio 2020 tutti i combustibili impiegati nelle navi – il cosiddetto bunker, oggi costituito da olio combustibile con tenore di zolfo al 3,5% – dovranno essere obbligatoriamente allo 0,5%. In pratica un distillato molto simile al gasolio, il cui utilizzo avrà inevitabili conseguenze su tutto il comparto dei traghetti (e delle crociere).

«Nei prossimi mesi dovremo spiegare ai nostri clienti che i prezzi dei biglietti inevitabilmente saliranno. Rispettare la nuova normativa significa che dovremo alzare la tariffe», ha detto Spiros Paschalis, ceo del gruppo Attica. Tra le compagnie presenti al summit di Amsterdam, le compagnie più avanti negli investimenti per rispettare la deadline del 2020 sono la joint-venture tedesco-danese Scandline e Grandi Navi Veloci.

«Il costo delle esternalità negative prodotte da un camion per ogni chilometro percorso è nove volte superiore rispetto a quello generato da una nave per lo stesso percorso e per la medesima quantità di merce trasportata», ha detto il business development manager di Gnv, Matteo Della Valle. Proprio la compagnia italiana ha firmato a febbraio una commessa per la costruzione in Cina di due (con opzione per altri due) traghetti con alimentazione a Gnl, in grado di trasportare 2.500 passeggeri. La prima unità sarà consegnata a novembre 2020.

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