Direttiva pacchetti, lettera all’esecutivo da Assoviaggi-Fiavet

Direttiva pacchetti, lettera all’esecutivo da Assoviaggi-Fiavet
15 maggio 11:12 2018 Stampa questo articolo

Prosegue spedito il percorso della direttiva pacchetti Ue e servizi turistici collegati, giunta fino al Consiglio dei ministri e in attesa di votazione. Assoviaggi Confesercenti e Fiavet Confcommercio, in rappresentanza delle agenzie di viaggi all’interno dei rispettivi sistemi, hanno inviato una lettera al governo, al Mibact, alla Commissione europea, al sottosegretario agli Affari Europei e alle associazioni dei consumatori, tornano così su due temi più che bollenti: l’estensione della responsabilità degli agenti e l’ampliamento dei servizi degli hotel. L’intento? “Denunciare il rischio di errato recepimento della direttiva e di elusione delle tutele previste per i viaggiatori”, si legge nella nota congiunta delle due sigle confederali.

“È come se le agenzie dovessero dare tutte le garanzie possibili e gli alberghi invece no – dichiara Jacopo De Ria, presidente di Fiavet – Il governo recepisca la direttiva rispettando il testo originario e soprattutto lo faccia al più presto, poiché c’è una procedura di infrazione già in corso”.

A fargli eco, Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi: “Se le intenzione sono quelle attualmente prospettate, allora togliamo il fondo di garanzia, la polizza di responsabilità, il diritto di recesso e di rimborso, il danno da vacanza rovinata e tutte le altre garanzie che invece pesano sul settore delle adv”.

Secondo i due presidenti, si legge a chiusura del comunicato stampa, “meglio seguire il parere approvato dalla Camera dei Deputati piuttosto che quello del Senato: nel primo, infatti, l’elenco dei servizi accessori è più rispettoso del testo della direttiva. Inoltre, inserire la dicitura ‘qualunque altro servizio integrativo tipico anche secondo la prassi locale’ genererà una valanga di contenziosi, appesantendo il turismo incoming. Che il governo ci ascolti, altrimenti i consumatori saranno raggirati e i loro diritti calpestati in Italia mentre saranno rispettati negli altri Paesi dell’Unione europea”.

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