Coworking hotel, ultima frontiera dell’ospitalità

Coworking hotel, ultima frontiera dell’ospitalità
08 gennaio 13:53 2018 Stampa questo articolo

Un po’ ufficio, un po’ casa. In giro per il mondo – ma in Italia un po’ meno, nonostante una ricerca di qualche tempo fa redatta da Hrs indichi proprio nei manager italiani coloro che utilizzano di più gli spazi di coworking in hotel – sono sempre di più le strutture alberghiere che si sono attrezzate per offrire a manager (e non) luoghi dove poter svolgere le proprie attività esattamente come se ci si trovasse in un ufficio. Così, se secondo le stime in Italia i coworking sono oltre 300, mentre a livello globale si arriva a 11mila strutture, non è da molto tempo che la tendenza è arrivata a interessare anche il mondo dell’ospitalità, complice la caduta della barriera tra vita professionale e vita privata, e la necessità di spazi di lavoro stimolanti e dinamici.

Proprio quello che succede in un hotel, dove il mix tra locali privati e comuni, business e leisure, raggiunge la sua massima espressione. Il motivo? Non è facile trovare un luogo dove, all’interno dello stesso edificio, le camere e le suite convivono con uffici e sale riunioni, bar e ristoranti, aree fitness e centri benessere. «Lavorare in una camera d’albergo penalizza i business traveller, per questo offrire loro la possibilità di avere qualcosa di simile a degli uffici mentre sono in viaggio è una tendenza sempre più apprezzata», si legge in un articolo apparso qualche tempo fa su Usa Today, che sottolinea anche come i business center all’interno degli alberghi siano destinati a morire. Al loro posto, lobby work-friendly pronte ad accogliere anche ‘esterni’ non ospiti della struttura, in un clima che incoraggia il networking e le nuove conoscenze professionali in puro stile Millennials.

«In generale, stiamo assistendo a un cambiamento nella concezione tradizionale di hotel. Non si tratta più di disporre di un edificio rettangolare con un brand, ma di evolversi verso il lifestyle e la tecnologia. Molti hotel stanno già adeguandosi con spazi comuni più ampi, e le aree destinate al coworking saranno il prossimo passo», conferma John Hardy, consulente e ideatore del think-thank Radical Innovation in Hospitality.

Ecco allora che, negli Stati Uniti, anche le grandi catene hanno già incominciato a seguire il trend: è il caso del Marriott West Loop a Houston e dell’Orlando Marriott Lake Mary in Florida, mentre nella Grande Mela hanno aperto lo Yotel (qui anche il ristorante è stato progettato per avere tavoli comuni) e l’Ace Hotel, con uso della lobby è gratuito, sia per gli ospiti dell’hotel che per gli utenti occasionali.

Spostandosi nel vecchio continente, se la catena Westin offre a Monaco di Baviera il Westin Tangent, presso il Marriott Amsterdam è stato sviluppato un nuovo concetto per le zone conferenze e le aree lavoro, grazie a una hall con posti a sedere flessibili per singole persone o gruppi, e tecnologie di comunicazione moderne. Inoltre, le sale riunioni sono state create appositamente per supportare il coworking con sistemi di videoconferenza, lavagne e docking station. Stessi plus anche all’Hilton Canary Wharf di Londra, mentre non mancano le strutture singole che si sono convertite alle nuove esigenze di chi viaggia per affari: dal 9Hotel di Bruxelles, vicino alla stazione, allo Zoku Hotel di Amsterdam, passando per il The Fag di Zurigo e il Radisson Blu Hotel ad Istanbul.

E in Italia? Da poche settimane ha aperto a Fiorenzuola D’Arda BnBiz, il primo coworking hotel dello Stivale. Al suo interno, camere di design e spazi per il business, con open space con postazioni affittabili, due sale riunioni, una lounge con cucina attrezzata.

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Giorgio Maggi
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