Ryanair e il sospetto delle rotte in perdita

Ryanair e il sospetto delle rotte in perdita
12 ottobre 07:00 2017 Stampa questo articolo

Dietro la cancellazione dei voli di Ryanair di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane non ci sarebbe un errato calcolo delle ferie che spettano ai piloti. Piuttosto, sostiene lo studio di una società di consulenza come Aviation Analytics, a guidare le scelte di Michael O’Leary e soci sarebbe stata la necessità di cancellare alcune rotte su cui il vettore low cost avrebbe perso troppi soldi.

Confrontando tariffe medie e costi di gestione, gli analisti hanno infatti stimato la redditività dei posti a sedere dei voli recentemente annullati da Ryanair (in realtà il calcolo è stato effettuato su 23 rotte annuali tra le 34 cancellate lo scorso 27 settembre dalla compagnia), rilevando come proprio quelle tratte avrebbero mostrato inequivocabili performance negative.

In media, si tratterebbe di una perdita di 8 euro per posto offerto sui voli cancellati contro un profitto, medio, di 3 euro in tutto il network Ryanair. Ad esempio, ogni posto acquistato sulla Trapani-Trieste farebbe perdere alla compagnia un euro, che diventano due nella tratta opposta (Trieste-Trapani) e quattro verso Strasburgo (scalo di Karlsruhe-Baden-Baden).

Analizzando più approfonditamente i dati, però, si scopre che proprio l’Italia sarebbe il Paese più colpito dalle decisione del vettore low cost, con 15 rotte cancellate. Alle sue spalle, il Regno Unito (11 rotte), la Germania e la Grecia (10 rotte ciascuna) e la Polonia (9 rotte). Tra gli aeroporti più interessati dalla cancellazioni, Trapani (7 rotte), prima di Amburgo, Sofia e Salonicco (5 rotte ognuno).

«Il 91% delle rotte cancellate fa registrare delle perdite a Ryanair, contro il 25% delle perdite derivanti dall’intera rete di collegamenti», continua il rapporto lanciando il sospetto che i piloti non avrebbero niente a che fare con il caos dei voli. I motivi invece, sarebbero molto più banali: le rotte sospese erano già destinate alla chiusura. E in futuro, nulla lascia presagire che verranno riaperte.

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