Battuta d’arresto per le big del Golfo

Battuta d’arresto per le big del Golfo
10 luglio 15:29 2017 Stampa questo articolo

Che il vento non tirasse più nel verso giusto si era già capito. L’Economist, ad esempio, qualche mese fa aveva sottolineato come per i vettori del Golfo i margini avevano incominciato a ridursi, con profitti che per quanto positivi erano calati in modo significativo. Proprio come nel caso di Emirates (-75% nell’ultimo anno fiscale, con conseguente rinuncia a un ordinativo per 12 A380), o in quello di Qatar Airways, costretta a rinunciare ai suoi piani di lanciare una sussidiaria in Arabia Saudita.

Tutto mentre, ancora prima della revoca degli electronic ban, le compagnie aeree americane sono tornate più volte ad accusare le tre big del Golfo di aver ricevuto finanziamenti illeciti dai loro proprietari unici (gli emiri e i loro fondi sovrani) per più di 42,3 miliardi dollari negli ultimi dieci anni.

Adesso però, a tornare sul tema è un nuovo articolo, questa volta di Travel Weekly, vera e propria Bibbia dell’informazione turistica B2B. «La questione delle limitazioni al trasporto di device elettronici ha avuto un impatto discutibile», afferma ad esempio Will Horton, senior Middle East analyst di Capa, intervistato dal portale Usa. Piuttosto, le ragioni della flessione sono da ricercarsi nella debolezza del settore energetico, e del calo delle tariffe in mercati-chiave come l’Europa, l’Asia e il Medio Oriente.

«Un altro elemento va trovato nella troppa capacità messa in campo nella regione araba, soprattutto per colpa di Qatar Airways», prosegue Horton. Se a ciò si aggiunge la querelle a livello economico e politico iniziata il mese scorso tra Qatar, da una parte, e Emirati Arabi Uniti, dall’altra, e soprattutto il simil fallimento della strategia global partnership di Etihad (con il ko di Alitalia e i conti in rosso di airberlin), allora tutto risulta più chiaro.

Persino la riduzione di capacità operata da Etihad, che ha già cancellato il volo per San Francisco che doveva partire in ottobre, o da Emirates, costretta a ridurre le frequenze su cinque delle dodici destinazioni servite negli Usa. Discorso diverso invece per Qatar Airways, pronta per il momento ad aumentare la propria offerta del 10,5% nel trimestre in corso, in attesa di capire quali saranno le conseguenze della crisi diplomatica in corso con i vicini di casa.

E non è finita, perché nel caso in cui i vettori del Golfo non dovessero recuperare lo smalto perduto, anche per Airbus e Boeing le cose potrebbe incominciare a girare per il verso sbagliato. Solo per fare due esempi: Emirates continua a essere il più grande cliente a livello mondiale di A380, mentre per Boeing ben il 70% degli ordinativi per la prossima generazione di 777x arriva proprio dai big three mediorientali.

«Le prospettive a lungo termine dei tre vettori rimangono però positive – conclude l’analista di Capa – tutti e tre hanno situazioni migliori di quelle ad esempio di compagnie come Lufthansa, Air France o Singapore Airlines». Il motivo? Hanno un maggiore controllo delle altre sui propri costi, e sono espressione di Paesi in forte crescita. Insomma, si possono riformare e ristrutturare con più facilità di altri colossi dei cieli.

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Giorgio Maggi
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