Alitalia, la guerra con Etihad e le incognite sul futuro

Alitalia, la guerra con Etihad e le incognite sul futuro
12 luglio 16:10 2017 Stampa questo articolo

Prima la rinuncia a partecipare al bando per la continuità territoriale da e per la Sardegna: motivo le condizioni definite «economicamente insostenibili». Poi la notizia, riportata da corriere.it, che per gli ex amici Alitalia-Etihad è venuto il momento di darsi appuntamento in tribunale. “È appena cominciata una battaglia sotto traccia che investe i rapporti tra Roma e Abu Dhabi“, si legge nell’articolo che fa riferimento ai grattacapi che al vettore mediorientale potrebbero arrivare dai tre commissari.

Il primo (dei grattacapi) si sarebbe già materializzato: “Una richiesta di 40 milioni di euro da parte dei tre per lo sfruttamento di diritti commerciali (e di marketing) di cui avrebbe goduto Etihad in questi tre anni volando Alitalia e ora da dover rimborsare”. Secondo nodo da scogliere, quello relativo al programma MilleMiglia, di cui il vettore di Abu Dhabi controlla il 75% dopo aver versato tre anni fa 190 milioni di euro, e che ora i commissari potrebbero voler vendere per fare cassa. “L’altra partita, delicatissima – si legge sul Corriere – è quella che riguarda le cinque coppie di diritti di volo dello scalo di Londra Heathrow che Alitalia ha venduto ad Etihad tre anni fa per 60 milioni di euro”.

E se di certo non mancano i colpi di scena nella vicenda che riguarda il presente e il futuro dell’ex compagnia di bandiera, l’ulteriore carico da novanta arriva da Andrea Giuricin, docente di Management dei Trasporti all’Università Milano Bicocca, che in un webinar organizzato da Carlson Wagonlit Travel dedicato ai travel manager, ha detto senza mezzi termini: «Le difficoltà di Alitalia sono la conseguenza di più fattori. In particolare, non risultano tanto legate, come viene spesso ripreso dai media, agli eccessivi costi – che invece sono nella media o più bassi di altre compagnie di linea (6,5 centesimi di euro per available seat/chilometro, rispetto agli 8 di Lufthansa o ai 10,5 di Air France-Klm) – ma piuttosto all’incapacità di generare importanti ricavi dalla tratte a lungo raggio, che sono quelle più profittevoli, e al load factor non sufficientemente alto (in media del 76,2% contro l’80% di Lufthansa, l’85% di Air France-Klm, il 92% di easyJet e il 93% di Ryanair)».

Colpa, tra le altre cose, dell’incapacità di Alitalia di «mantenere alto il traffico sull’hub di Roma Fiumicino a causa dell’elevata competizione operata dalle low cost, come Ryanair e Vueling».

Insomma, a guardare al futuro c’è poco da sorridere per i tre commissari, che sottolinea ancora Giuricin, hanno di fronte una serie di interrogativi non di poco conto: «Cosa succederà dopo novembre? In quale alleanza finirà Alitalia? Quale sarà la strategia sul mercato nordatlantico con la joint venture con Delta e Air France-Klm? Come è possibile far ripartire la compagnia senza i miliardi di euro necessari per lo sviluppo della flotta?».

L'Autore

Giorgio Maggi
Giorgio Maggi

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