Alitalia e il caso delle divise non pagate

Alitalia e il caso delle divise non pagate
10 maggio 12:03 2018 Stampa questo articolo

La prospettiva di una causa legale contro Alitalia è dietro l’angolo. Non è il prestito ponte di 900 milioni di euro il problema, e nemmeno la cassa integrazione. Questa volta la minaccia per l’ex compagnia di bandiera potrebbe arrivare dalla Egv1, piccola azienda di Gallarate che ha prodotto le attuali divise del personale. Divise disegnate nei mesi scorsi dalla stilista Alberta Ferretti su indicazione dell’amministrazione straordinaria dei tre commissari per un valore che, secondo fonti di stampa, si aggirerebbe intorno ai 6-7 milioni di euro. Uniformi che vanno a sostituire quelle verdi e rosse, firmate Ettore Bilotta, che tante polemiche avevano sollevato a causa di una loro presunta infiammabilità.

Ma cosa è accaduto? Nel giugno 2016 la società varesina firma con l’allora controllata di Etihad un contratto quinquennale per la fornitura degli abiti del personale. «Il contratto firmato nel 2016 ci obbligava a mantenere in magazzino una scorta di divise stimata in circa 1 milione di euro», spiega all’Ansa il responsabile commerciale della Egv1, Francesco Cogo, precisando che quella scorta è tuttora in magazzino nonostante una delle penali prevedesse che, in caso di cessazione del rapporto commerciale, Alitalia avrebbe dovuto ritirare tutte le divise confezionate e pagarle.

«Per noi è un danno rilevante: il contratto ci vincolava a loro per 5 anni, fino al 2021, e ci eravamo strutturati per un contratto di tale durata», aggiunge Cogo, la cui azienda conta 15 dipendenti.

«Quando sono arrivati i commissari hanno dato continuità al contratto. Abbiamo chiesto informazioni ma ci ha sempre detto di non sapere; ad un certo punto ci hanno invitato ad una gara per la produzione delle nuove divise ma poi ci hanno detto che è stata vinta da un nuovo fornitore e hanno mandato la disdetta del contratto 3-4 settimane fa».

Il codice dell’amministrazione straordinaria, in ogni caso, può consentire al commissario straordinario di una società di “sciogliersi dai contratti, anche a esecuzione continuata o periodica, ancora ineseguiti o non interamente eseguiti da entrambe le parti alla data di apertura dell’amministrazione straordinaria”.

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Giorgio Maggi
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